Storie di come abbiamo scelto l’università

Stai scegliendo l’università e sei in panico perché non sai cosa fare, dove andare, cosa studiare. Come fanno tutti a sapere cosa vogliono fare nella vita? Troppe opzioni, troppe possibilità. Qui c’è in ballo tutto il tuo futuro! Come fanno gli altri ad essere così tranquilli?

Non ti preoccupare. Ci siamo passati tutti e in un modo o nell’altro ce l’abbiamo fatta. Ti racconterò alcune brevi storie a lieto fine di persone che conosco, che come te hanno avuto qualche difficoltà, ma sono riuscite a trovare la loro strada!

 

Sede distac-cosa?

Un racconto sull’attenzione ai dettagli, che a volte manca.

“Sono davvero soddisfatta del mio percorso di studi. Unire le lingue e i viaggi al mondo del lavoro, all’economia e alle macro-relazioni tra le nazioni è davvero affascinante. È così interessante che dopo le superiori in indirizzo tecnico commerciale estero ho seguito questa passione anche all’università! Ho sempre voluto viaggiare, ho sempre voluto fare un lavoro prestigioso in giro per il mondo, ho sempre voluto studiare l’economia delle nazioni. Finite le superiori non avevi dubbi, avrei studiato economia e lingue, ma arrivata al momento della scelta ho scoperto che le mie possibilità erano davvero tante! Economia internazionale a Padova? Economia e commercio a Verona? Economia delle imprese a Milano oppure a Brescia? Finanzia e istituzioni a Bologna? Economia e management a Trento? Relazioni economiche europee a Milano? Intermediari finanziari a Roma? Ma quante sono? E come facevo a scegliere tra tutte queste opzioni? All’inizio ero un po’ sopraffatta. Qui si tratta di scegliere il mio futuro. Quali strumenti posso usare per scegliere? Ci ho pensato è ho capito che 3 cose doveva influenzare la mia scelta: il prestigio di una sede rispetto ad un’altra, quanto mi piacevano le attività previste nel corso di studi e la città sede del corso. Alla fine la mia scelta è ricaduta sul corso di Commercio Estero dell’Università Cà Foscari di Venezia, perché quell’università ha un’ottima qualità e prestigio, perché il curriculum di studi prevedeva esattamente quello che volevo lingue e l’applicazione nel commercio tra aziende e infine perché Venezia sarebbe stata comoda da casa mia. Così dopo essermi iscritta tutta soddisfatta, sono andata tutta contenta alla prima giornata di attività presso la sede al centro della città. Certo trovare la sede è un po’ difficile in mezzo a tutte le calli e i canali. È ancora più difficile quando dopo aver finalmente raggiunto la segreteria studenti per chiedere indicazioni, scopri che il corso si tiene nella sede distaccata di Treviso e non a Venezia! Ops. Per fortuna anche Treviso non è male!”

 

Lo studio è una passione, in tutti i sensi

Un racconto sulla motivazione necessaria a completare gli studi.

“Può sembrare strano, ma io ho sempre amato la matematica. Più un argomento era complesso e più ero intrigata dalla sfida. Ogni analisi, ogni passaggio, ogni disegno, per me era un piccolo enigma che sapevo affrontare e ogni soluzione raggiunta era un capolavoro. Forse ancora più che la matematica mi è sempre piaciuto il disegno, le forme, la precisione, le curve, le composizioni. Lo so, non le cose più comuni. Comunque completate le superiori, anche io mi sono trovata nella difficile situazione di dover scegliere come proseguire il mio percorso. Avevo chiaro cosa mi piaceva e cosa non mi piaceva, ma questo non bastava a decidere cosa fare. Se avessi dovuto scegliere semplicemente seguendo quello che mi divertiva di più, avrei scelto disegno, arte, design oppure architettura. Però forse studiando un settore più tecnico come l’ingegneria, la matematica o la fisica avrei fatto una scelta migliore per il futuro. Mi piacevano entrambe le soluzioni, ma alla fine il fattore che ha avuto il peso decisivo è stato il parere dei miei genitori. I miei sono scienziati e tecnici e per me volevano lo stesso futuro. Durante il periodo di scelta dell’università mi hanno spesso detto cosa avrebbero voluto, ma era quello che non dicevano che aveva l’impatto maggiore. I silenzi, i mezzi sorrisi e il poco entusiasmo quando parlavo di altri percorsi di laurea. Alla fine mi convinsi che avevano ragione. Seguire un percorso scientifico era la cosa migliore per il mio futuro, per la mia preparazione, per le mie potenzialità… e avevano ragione! Gli studi in matematica mi hanno dato tanto e mi servono tutt’ora. Sono contenta di aver studiato matematica. Però non è stato facile. Studiare durante tutta l’università è stato davvero faticoso e non perché gli argomenti fossero troppo complicati per me, ma perché passare le giornate sui libri richiede un sacco di energia e motivazione e per tutto il periodo dell’università una vocina dentro di me continuava a dirmi: – se tu stessi studiando design in questo momento saresti molto più motivata e avresti già finito -. Quella vocina non ha mai smesso, facendo chiedere più e più volte se avrei scelto comunque matematica se non fosse stato per i miei genitori. In uno dei momenti più difficili del mio studio decisi che era il momento di scoprire la verità. Mi iscrissi ad una scuola di disegno di fumetto e me ne innamorai subito! Passavo un sacco di tempo a studiare ed esercitarmi e non mi pesava per nulla, pensavo che avrei potuto lavorare giorno e notte sui miei disegni senza mai perdere la motivazione o la concentrazione. Non mi ero mai sentita così mentre studiavo matematica. Oggi, che tutto questo è passato, non so cosa avrei scelto di fare. Tutto mi è servito, ma studiare una disciplina solo perché dovevo si è rivelata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto. Quando sceglierai l’università considera anche la sfida che ti attende e quanto sei motivata/o a studiare quella cosa!”

 

Meglio tardi che mai, è un pessimo modo di dire

Un racconto sull’importanza di avere sempre un buon piano B!

“Il quinto anno al liceo linguistico non è stato facile per me. La mia vita era stata stravolta da tutta una serie di vicende personali che avevano reso tutto più difficile. Non sto a raccontarti, però fidati, se pensi che quest’anno sia difficile per te, ricordati di questa storiella, il mio è stato difficile quanto il tuo e alla fine sono riuscito comunque in qualcosa. Sono arrivato a diplomarmi con un sacco di fatica. Non per il voto di diploma che è comunque stato positivo, ma perché ero fisicamente e mentalmente affaticato. Nella mia stanchezza si era fatto fine luglio e non mi ero ancora chiesto cosa avrei fatto l’anno successivo. Ero solo contento di essermi diplomato. Così, agosto, un mese prime delle immatricolazioni, io dovevo decidere la mia vita. Come scegliere? Di sicuro non le lingue, odiavo studiare le lingue, mi ero pentito da tempo di avere fatto il liceo linguistico (anche se ero contento di conoscere tre lingue straniere). Cos’altro mi piaceva? Amavo le scienze, la filosofia e la storia! Però non volevo studiare quelle discipline perché da grande non volevo essere un filosofo, oppure uno scienziato in un laboratorio. Io volevo lavorare con le persone, volevo conoscere come funzionava il mondo, volevo conoscere il mondo del lavoro. Così ho iniziato a valutare facoltà come quelle di Economia, Legge e Scienze politiche. Intanto stava per finire il mese di agosto e io ancora dovevo scegliere dove studiare. Diverse città con diverse opportunità! Quanto volevo andare lontano da casa? (La risposta è tanto, shhh!). Poi un giorno conosco una persona che sta studiando legge: il disastro. Mi fa vedere i libri, mi spiega gli esami, mi racconta la sua esperienza e io realizzo: questo non è assolutamente quello che voglio fare! Non posso fare questo. Non mi interessa. Non voglio farlo nella vita e per me sarebbe anche molto difficile studiare nel modo richiesto da quella facoltà! Libroni a memoria? Non ricordo cosa ho fatto ieri! Cosa faccio ora? Sono senza idee e senza tempo. Ero in giardino a fissare il cielo e ripensavo a tutto l’anno passato. In particolare c’era stata una persona con cui avevo parlato spesso molti mesi prima. Una persona incontrata nelle varie vicissitudini, ma che avevo poi scoperto essere anche una psicologa per lavoro. Pensavo ad una sua frase. Una frase piccola. Una frase di cui non avevo mai ben capito le radici. Un giorno mi disse: “Sono sicura che psicologia ti piacerebbe. Dovresti diventare uno psicologo”. Chissà perché non avevo più ripensato a questa cosa. Psicologia aveva senso. Potevo lavorare con le persone in tanti contesti, potevo lavorare con le aziende, potevo scoprire un sacco di cose su come funziona il mondo (attraverso quello che pensano le persone). Mi sono subito buttato sulle ricerche! Ho fatto dei test di orientamento in cui effettivamente psicologia era una possibilità e poi ho guardato le sedi in cui studiare. Bene, esame di accesso a psicologia la settimana prossima! Bene, ma non benissimo. Oggi sono uno psicologo e sono contento di aver fatto quella scelta! Per fortuna ho trovato piano B.

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