Fallire, imparare e crescere

piccola enciclopedia del fallimento - il cimitero di oakland

Piccole storie di fallimento

In occasione della giornata mondiale del fallimento oltre a invitarvi a festeggiare i vostri fallimenti e condividere le vostre esperienze, vi incoraggiamo alla comprensione del fallimento che sia vissuto come un’esperienza di apprendimento, a questo proposito vi consigliamo una piacevole lettura che cade proprio a fagiolo. “La Piccola Enciclopedia del Fallimento”, a cura di Carlotta Colarieti, illustrata da Davide Bart Salvemini e pubblicata da da Hoppípolla edizioni, è uscito all’inizio di quest’anno.

La curatrice è Carlotta Colarieti, laureata in Editoria e Scrittura all’Università di Roma La Sapienza, ha collaborato come redattrice per Giulio Perrone Editore, con l’agenzia letteraria Am-book e con la casa editrice statunitense Seven Stories Press. È editor di effe – Periodico di Altre Narratività e direttrice editoriale della casa editrice Hoppípolla; lui è Davide Bart Salvemini, laurea triennale in Grafica D'Arte all'Accademia di Belle Arti di Bologna, l’illustratore di origine pugliese che vive a Bologna. Il suo tratto e la scelta dei colori, un po’ punk e un po’ psichedelici, rendono il suo lavoro originale e allo stesso tempo molto riconoscibile. Insieme hanno dato vita a questa raccolta di storie e aneddoti, alcune note altre del tutto sconosciute, legate ovviamente al tema dell’insuccesso, della disfatta, del fiasco: insomma del fallimento.

Fallire è crescere

Nella società contemporanea siamo abituati al conseguimento del successo ad ogni costo e spesso non contempliamo l’errore in nessun ambito: relazionale, scolastico e lavorativo; dobbiamo essere perfetti e vincere. Sempre. Dovremmo ricordarci tuttavia che se non c’è la possibilità di fallire non può esserci successo; le due cose vanno di pari passo, dopo tutto, fallire significa che si è afferrata l’opportunità di avere successo e la Piccola Enciclopedia del Fallimento ha proprio questo fine. L’intento del volume è proprio quello di sfidare la vena motivazionale contemporanea di molti libri e corsi che ci incitano al successo, a come ottenerlo e mantenerlo, ed invece offrire un elogio al fallimento attraverso una selezione di racconti, aneddoti ed esempi di memorabili fallimenti e speranze disattese che celebrano la fallibilità dell’uomo e la commovente bellezza della sconfitta.

L’enciclopedia è organizzata in modo molto semplice e di facile lettura: ogni racconto occupa una facciata di pagina e in quella accanto compare una illustrazione che cattura in un’istantanea il soggetto del racconto. La lunghezza dei testi è breve e premette un approccio leggero e veloce, ma ben più profondo e prolungata è la riflessione che quelle righe ci lasciano. Tutte le storie affrontano il tema del fallimento declinato attraverso diverse prospettive, vicende che si sarebbero potute concludere bene (e nelle quali “la sfortuna” ha giocato un ruolo fondamentale), o che non sarebbero dovute mai incominciare (perché nate sotto il segno del loro epilogo negativo). A voi decidere se leggerlo tutto d’un fiato o regalarvi una riflessione ogni sera prima di addormentarvi.I racconti sono i più disparati: dall’inaugurazione a dir poco catastrofica di Disneyland, alla folle determinazione di un’anziana insegnante che si lancia e sopravvive alla Casacate di Niagara; dall’insolito successo dell’imperfetta Torre di Pisa; a uno dei più grandi fiaschi al botteghino di uno dei più citati e studiati film del cinema americano o l’insensata determinazione del soldato giapponese Shoichi Yokoi e ovviamente molto altro ancora.

Errare umano est

Perchè leggere questo libro? Semplice, perché il fallimento è parte delle nostre vite e questo libro ci ricorda che esso non dovrebbe essere vissuto come una sconfitta o la distruzione totale di tutto ma come il punto di partenza per nuove intuizioni, nuove sfide e nuovi obiettivi. Insomma, lo dicevano anche gli antichi, che sono saggi per definizione, “errare umano est” e quindi, falliamo e accettiamolo, ma ricordiamoci che abbiamo tentato e affinchè ciò ci ricordi quanto siamo stati coraggiosi perchè non abbiamo avuto paura di rischiare.

Uno dei racconti, “il cimitero di Oakwood”, racconta l’impresa dell’insegnate Annie Edson Taylor che nel 1901 decise di sfidare le cascate del Niagara buttandosi per 51 metri all’interno di una botte di quercia imbottita e ne uscì miracolosamente illesa. Altri dopo di lei tentarono l’impresa, quali ragioni li spingesse a tentare questa folle impresa sono molteplici, ma certamente una cosa li ha accomunati tutti: considerare l’insuccesso come evenienza probabile quanto la riuscita. Il racconto si conclude così: “Nel cimitero di Oakwood, a Niagara Falls, nello stato di New York, c’è un’area dedicata alla sepoltura di tutti coloro che hanno saltato le cascate. Quelli che non ce l’hanno fatta e quelli che sono sopravvissuti per raccontarlo sono sepolti vicini, senza alcuna differenza, come a dire che “riuscita” e “fallimento” sono solo categorie secondarie di fronte alla loro audacia, unico vero attributo che li accomunava tutti".

Il cimitero di Oakland

Da “La piccola enciclopedia del fallimento” di Carlotta Colarieti, edito da Hoppippola.

"Annie Edson Taylor era un’insegante, rimasta precocemente vedova, che trascorse gran parte della sua vita trasferendosi da una città all’altra degli Stati Uniti e guadagnandosi da vivere con il suo mestiere. Superata la sessantina, si rese conto di non essere più tanto giovane e si scopri, per la prima volta, timorosa di non riuscire a provvedere a se stessa nella vecchiaia. Fu in quel momento, forse perché aveva poco da perdere, Annie decise di tentare un’impresa estrema: sarebbe stata la prima persona a sfidare le cascate del Niagara all’interno di un barile. Dopo molti ritardi – nessuno voleva aiutarla prendendo parte al suo potenziale suicidio – il 24 ottobre 1901, nel giorno del suo 63° compleanno, Annie salì a bordo della botte di quercia imbottita e rinforzata con cerchi di ferro che si era fatta costruire. Complessivamente la deriva e la successiva caduta di 51 metri giù per le cascate durarono solo 20 minuti; Annie ne uscì miracolosamente illesa, se si esclude qualche lieve ferita. Guadagnò un piccolo gruzzoletto e fu la prima persona nella storia a sopravvivere al salto dalle cascate. Quella della signora Taylor fu la vicenda che aprì la strada ai numerosi tentativi che ne seguirono: nel corso dei decenni successivi in molti tentarono il salto. Alcuni spesero svariate decine di migliaia di dollari per costruire una “botte” in grado di portarli sani e salvi al di là delle cascate; inoltre molti funamboli e nuotatori tentarono di sfidare quelle stessa cascate. Quali sono le ragioni che possono spingere qualcuno a tentare un’impresa tanto azzardata? Di risposte ne esistono molteplici o forse nessuna, certo invece è che chiunque abbia affrontato il salto ha dovuto considerare l’insuccesso come evenienza probabile tanto quanto la riuscita. Nel cimitero di Oakwood, a Niagara Falls, nello stato di New York, c’è un’area dedicata alla sepoltura di tutti coloro che hanno saltato le cascate. Quelli che non ce l’hanno fatta e quelli che sono sopravvissuti per raccontarlo sono sepolti vicini, senza alcuna differenza, come a dire che “riuscita” e “fallimento” sono solo categorie secondarie di fronte alla loro audacia, unico vero attributo che li accomunava tutti."




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