Competizione, ansia e metodo di studio

Competizione, ansia e metodo di studio

armadietti

La cultura della competizione

“La competizione non è per tutti
e soprattutto non seleziona i migliori.
Solo i meno sensibili”.

(Paolo Crepet)
Forse non sarà per tutti, ma gli studenti italiani crescono con una cultura della competizione trasmessa dagli adulti e l’ansia da prestazione dovuta ai giudizi. Queste non hanno fatto altro che diffondere disturbi psichici, stress e depressione, effetti collaterali che ormai non colpiscono solo gli studenti universitari, ma hanno origine fin dalle scuole medie e superiori. I dati sono preoccupanti: il rapporto 2017 del Center for Collegiate Mental Health della University Park, in Pennsylvania, ha individuato i sintomi della depressione nel 20% degli universitari americani. Nel Regno Unito un sondaggio del 2015, promosso dalla National Union of Students, ha evidenziato che il 78% degli studenti afferma di aver sofferto di disturbi mentali durante la propria esperienza universitaria.
In Italia le cose non vanno meglio. Su 8 milioni di ragazzi tra i 12 e 15 anni, il 10% dichiarano di non essere soddisfatti della propria vita: sono 800.000 ragazzi.Le cause sono da ricercare nella pressione scolastica a cui sono sottoposti e la mancanza di prospettive per il futuro. I quindicenni italiani riportano livelli di ansia scolastica più elevati della media dei Paesi Ocse, ben il 56% dichiara di sentirsi nervoso quando si prepara per una verifica (la media europea è il 37%). Il 70% anche se è preparato dichiara di sentirsi molto in ansia (media OCSE, 56%).

Il voto come misura dell'insegnamento

L’ansia scolastica è dovuta alla pressione di ottenere voti alti. L’80% degli studenti italiani si preoccupa di prendere brutti voti. Lo scopo di andare a scuola diventa riuscire a superare verifiche ed esami, momenti che durante il precorso di studio richiedono sempre maggiori capacità di trattare contenuti disciplinari, ma che non sempre si associano alla crescita della persona. Inoltre, spesso i nostri studenti non sono i grado di gestire la pressione emotiva ed organizzativa che ne deriva.

Oggi Il profitto è ormai diventato l’unico metro di misura dell’insegnamento. Lo studio sta perdendo il suo valore di realizzazione, condivisione e scambio di sapere e questo influisce negativamente sulla crescita personale e formativa dei nostri figli. L’assioma del "se si va bene a scuola vuol dire che si è bravi, altrimenti non c’è nulla di buono nel ragazzo", è ingiusto e insensato. Come se i nostri figli potessero essere rappresentati da una pagella che oltretutto non contempla creatività, fantasia, inventiva, personalità ed estro: tutte qualità che la scuola non sa come valutare e che i genitori stessi spesso non sono in grado di sostenere.Come riporta Paolo Crepet, nel suo libro “Non siamo in grado di ascoltarli. Riflessioni sull’infanzia e l’adolescenza”: “quando comunichiamo ti voglio bene se prendi tutti 9 altrimenti te ne voglio meno, si nega il diritto dei ragazzi all’amore e all’accettazione incondizionato da parte dei genitori. I nostri figli si sento costretti a primeggiare nello studio per venire amati e accettati, non si può affidare al rendimento scolastico la valutazione complessiva del proprio figlio”.

La performance perfetta

La ricerca della perfezione forzata, della performance perfetta, del risultato a tutti i costi porta ad effetti negativi sia dal punto di vista della formazione che della salute. Il concetto di cultura performativa insegnato nelle scuole crea degli studenti che immagazzinano nozioni al posto di rielaborare, interiorizzare e apprendere. Invece di trovare un metodo di studio per crescere come persona, si pensa solo a trovare la scorciatoia per il voto. Come si evidenzia dal rapporto Sustainable Development Goals, che tratta i dati relativi all’Invalsi del 2018, il 34,4% degli studenti italiani che frequentano il terzo anno della scuola media non raggiungono un livello sufficiente di competenza alfabetica. Riescono a decodificare solo brani semplici e con informazioni esplicite e appena il testo richiede di riconoscere e ricostruire autonomamente significati complessi e impliciti, le cose si complicano. Stesso discorso vale per la competenza numerica, riferita alla capacità di risolvere problemi come quelli che si presentano quotidianamente sulle questioni economiche, decisionali o statistiche, dove quasi un terzo degli studenti non raggiunge punteggi sufficienti.

I danni della cultura del voto riguardano però anche la salute degli studenti. Oltre a problemi di stress, depressione e ansia, un numero sempre maggiore di studenti si affida alle “smart drug”, sostanze chimiche che tengono alta la concentrazione e migliorano le performance. I dati del Global Drug survery del 2018 riportano che il consumo di smart drug in Europa è passato dal 5% del 2015, al 14% del 2017. Secondo il Journal of American College Health queste droghe provocano una facile dipendenza, influiscono sull’umore e sulla salute mentale inducendo stati di nervosismo e sovraeccitazione. I nostri studenti richiedono sempre di più a loro stessi nella speranza di soddisfare le richieste della scuola, dell’università e le aspettative della famiglia, intrappolati in un vortice dove si smarriscono e perdono le coordinate per il loro futuro.

Abbandono scolastico

Come se non bastasse, l'ansia dei voti e del successo spinge fuori dalla scuola tutti quegli studenti che ne vengono lasciti fuori. Negli ultimi 20 anni in Italia 3 milioni di studenti hanno abbandonato gli studi: un tasso del 14,5% nel 2017, in crescita rispetto al 2016 e superiore de 4% rispetto alla media europea. L’abbandono scolastico avviene spesso prima del conseguimento del diploma, il livello minimo auspicato dell’Unione Europea, o addirittura prima del compimento dell’obbligo d’istruzione (16 anni), con gravi conseguenze per il sistema economico italiano e per la felicità dei suoi cittadini.

Le ricerche indicano che persone con titoli di studio superiori guadagnano il 32% in più, sono più soddisfatti della loro vita e contribuiscono di più al benessere della loro comunità. Il numero dei disoccupati che hanno conseguito solo la licenza media sono il doppio dei diplomati e quasi il quadruplo dei laureati. Gli early school leavers, giovani che smettono di studiare dopo la licenza media, sono più soggetti alla disoccupazione, necessitano di sussidi, sono maggiormente soggetti all’esclusione sociale e non partecipano ai processi democratici. L’abbandono scolastico, oltre che ad un impoverimento personale, ha anche pesanti conseguenza per lo Stato: è stato calcolato che nel complesso il costo di ciascun studente che abbandona precocemente la scuola grava sui conti pubblici per quasi 2 milioni di euro nel corso della sua vita.

Intervenire e investire sull'istruzione

Intervenire subito e investire sull’istruzione è fondamentale per garantire un futuro dignitoso alla prossima generazione. I motivi che portano all'ansia, alle droghe e all’abbandono scolastico sono diversi, ma possono essere individuati in tutti quei meccanismi che lasciano indietro gli studenti che non sono in grado di adattarsi immediatamente alle richieste della scuola: l'impossibilità di aiutare ragazzi con difficoltà di apprendimento, la cultura del voto che infligge crolli di fiducia in se stessi nelle persone sensibili, contesti famigliari difficili che creano incapacità a relazionarsi adeguatamente con gli insegnanti.

La scuola ha bisogno di nuove strategie e metodologie didattiche, classi in cui gli studenti posso essere seguiti con adattamenti individuali in base alle necessità e insegnanti adeguatamente pagati e formati non solo a livello didattico, ma anche a livello emotivo. Gli insegnanti possono svolgere un ruolo particolarmente importante nel creare le condizioni per il benessere psicologico degli studenti a scuola, anche quando provengono da contesti famigliari più difficili. Quando gli studenti percepiscano che i loro professori li sostengono, possono affrontare meglio lo stress a scuola e studenti più felici tendono a creare rapporti positivi con i loro insegnanti.

Lavorare in un ambiente positivo

Numerosi studi evidenziano che le scuole in cui gli studenti presentano un maggior grado di soddisfazione hanno in comune le seguenti caratteristiche: attività disciplinari adeguatamente impegnative; ordine e disciplina diffusa e condivisa; coinvolgimento dei genitori nelle decisioni scolastiche; rispetto e fiducia negli studenti; una relazione positiva tra studenti e insegnanti; equità e rispetto per tutti. Lavorare in un ambiente organizzato, disciplinato e stimolante, aiuta gli studenti a gestire l’ansia per i risultati scolastici e migliora la soddisfazione per la propria vita. Infatti, gli studenti che riportano i più alti livelli di ansia, riferiscono anche un livello di soddisfazione di vita minore. Un maggior senso di benessere e di appartenenza alla loro comunità scolastica, invece, contribuisce a risultati scolastici positivi e ad una soddisfazione maggiore che premette di vedere positivamente.

L’ambiente, i professori, le attività e le relazioni con i compagni, sono fondamentali per i benessere dei nostri studenti, ma anche i genitori hanno un ruolo fondamentale. La famiglia è la prima unità sociale nella quale i figli apprendono e crescono. È quindi comprensibile che l’interazione con i genitori influenzi i risultati, le attese, le attitudini e il benessere psicologico degli studenti. Alcune semplici azioni dei genitori come chiacchierare con i figli, consumare assieme a loro il pasto principale, parlare con loro dell’andamento scolastico settimanalmente, sono positivamente correlate allo stato di benessere dei figli. Studenti che riportano di svolgere queste azioni con regolarità hanno una probabilità tra il 22% e il 62% maggiore di essere soddisfatti della propria vita a seconda degli studi. Basta passare del tempo a chiacchierare con i propri figli.

Insieme alla presenza dei genitori e dell'istituzione scolastica, è di fondamentale importanza che gli studenti sviluppino un adeguato metodo per superare le sfide didattiche. Supportare i ragazzi nello sviluppo di un metodo di studio significa aiutarli a sviluppare la capacità di risolvere problemi da soli o in gruppo, le abilità di ragionamento di alto livello come il pensiero critico e la capacità di confrontare punti di vista da varie prospettive. Il benessere dei ragazzi si basa su autostima, motivazione, resilienza, senso di auto-efficacia e ottimismo, tutti elementi che vanno nutriti e allenati costantemente. Questo dovrebbe essere l'obiettivo di ogni educatore, non il voto.

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