Petrarca

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Francesco Petrarca

 Pubblico e rapporto con il contesto storico

A differenza degli scrittori del ‘200, legati all’esperienza comunale, e quindi alle esigenze dei nuovi ceti borghesi di conoscere e di educarsi usando il volgare, il Petrarca vuole parlare a una casta internazionale di intellettuali, politici, funzionari, cioè alla forza dirigente dell’Impero, della Curia avignonese, delle Signorie nascenti. Petrarca visse in un periodo in cui al declino delle vecchie istituzioni (Chiesa e Impero) si andava aggiungendo la crisi della prima società borghese: il Comune, che stava per essere sostituita dalle Signorie, in cui il potere era detenuto da singole famiglie (o da oligarchie). Petrarca accetta la fine dell’istituzione comunale e lo sviluppo delle Signorie, ma in questo senso: egli vorrebbe che le Signorie, liberatesi dall’ingerenza dell’Impero e della Chiesa, si alleassero tra loro per restaurare la Repubblica della Roma antica, vista non come “culla” dell’Impero e della Chiesa, ma in sé e per sé, cioè come civiltà ricca di virtù, di eroismo, di forza morale (una civiltà alternativa a quella medievale. Ammirando il mondo classico per quello che era, anticipava un atteggiamento tipico dell’Umanesimo.

Rapporto con la religione

Petrarca ha cercato, vanamente, nella religione (seppur non in maniera totalizzante) la risposta sia all’insoddisfazione che crea una vita individualistica da intellettuale borghese (benestante), sia all’esigenza di perfezione morale, di giustizia e di pace ch’egli avvertiva con una certa intensità e sensibilità (forse un po’ astratta ma sicuramente sincera, onesta). Quando il fratello entrò nei Certosini, ne rimase profondamente colpito, avvertendo anch’egli il desiderio di vivere un’esperienza spirituale più intensa, ma non se la sentì di compiere un passo così impegnativo.

Tuttavia, se il Petrarca non ha avuto la decisione di un Agostino d’Ippona o di un Francesco d’Assisi nell’affrontare il suo problema esistenziale, ciò non gli va attribuito come un limite o un demerito, ma semmai come un pregio, una qualità umana, poiché in tal modo egli ha evitato o di cadere in una qualche forma di alienazione (Francesco) o di farsi responsabile dell’intolleranza nei confronti di altre religioni e ideologie (Agostino).

Il Secretum

Il Secretum di Petrarca è un’opera scritta in latino e, attraverso una sorta di confessione in forma di dialogo, mette in scena una profonda riflessione dell’autore sulla sua vita. Non a caso Francesco immagina di compiere il dialogo negli anni 1342-1343, quando sta per arrivare la peste ed egli sente una grande inquietudine. Con chi dialoga Petrarca in questa lunga confessione? Con Sant’Agostino, uno dei santi più importanti della Chiesa Cristiana e fondamentale per le sue dottrine.

Chi è Sant’Agostino: il parallelo con le Confessioni. Questo personaggio è molto importante per la conversione di Petrarca: Sant’Agostino sceglie di lasciare una vita di beni materiali per dedicarsi esclusivamente ad una vita spirituale e alle Sacre Scritture. È autore delle Confessioni, un’opera autobiografica che è, in fin dei conti, quello che si prefigge di realizzare Petrarca al termine di questa lunga riflessione che caratterizza il dialogo con il santo nel Secretum.

Cosa ricordare del Secretum di Petrarca?

  • L’opera è composta da un proemio più tre libri in cui il poeta non solo parla con S. Agostino: c’è anche un’altra presenza, quella della Verità, che ascolta la conversazione
  • Primo libro: il poeta analizza i vizi dell’uomo, prende in considerazione i rapporti fra vita e morte e si rende conto di quanto siano futili le sue preoccupazioni terrene in vista della vita eterna nell’Aldilà. Il Santo consiglia a Petrarca di occuparsi allora solo della fede e della vita religiosa.
  • Il secondo libro si concentra sulla descrizione dei sette peccati capitali e, dopo un esame di coscienza, il poeta capisce di aver peccato soprattutto di accidia, cioè nella mancanza di volontà e nella pigrizia.
  • Nel terzo libro si arriva ai problemi più intimi e profondi del poeta e cioè all’amore per Laura che lo tormenta e lo distrae dalla fede, e al bisogno di ottenere una gloria terrena come poeta. In questo caso Agostino riesce a persuaderlo sull’inutilità di una passione amorosa e lo convince che è importante contemplare l’amata solo spiritualmente. Non rinuncia però alla gloria poetica che diviene però, anche questa, un motivo di ricerca interiore e di elevazione spirituale.

Il Canzoniere

Con il Canzoniere Petrarca ha saputo portare a termine l’invenzione di una struttura letteraria molto originale ed esemplare, fortemente agganciata alle tradizioni classica e romanza, ma del tutto moderna nel suo modo di procedere e nei suoi significati. Il Canzoniere non è un poema narrativo, come la Commedia dantesca, ma è un libro universale, che non racconta una storia, ma mette a nudo un’anima. Il poeta si rappresenta in costante evoluzione, in un conflitto interiore che fonde l’inseguimento della donna-Dafne con la preghiera alla Vergine: l’amore terreno si alterna alla speranza di salvazione, in una coesistenza ardua e affascinante. Ognuna delle rime sparse può aver senso da sola, ma allo stesso tempo ciascuna fa parte di un tutto polimorfico: la struttura del Canzoniere è un’invenzione di Petrarca e ha costituito la sua eredità più feconda per la poesia dei posteri.

Pur convinto che la lingua per eccellenza della letteratura fosse il latino Petrarca voleva dimostrare che era possibile far poesia di livello alto anche in volgare.

Formazione del canzoniere
Il titolo che Petrarca pone sul manoscritto definitivo è Rerum vulgarium fragmenta (frammenti di cose in volgare) in cui si può cogliere la punta di sufficienza che il poeta ostentava nei confronti delle sue liriche in volgare. L’opera si suole anche designare con la formula rime sparse ricavata dal primo verso del sonetto che funge da proemio, oppure più semplicemente come canzoniere. Esso è costituito da 366 componimenti, in massima parte da sonetti (317), ma anche canzoni, ballate, sestine, tutte le forme metriche consacrate dalla tradizione lirica precedente, dai trovatori provenzali ai rimatori siciliani agli stilnovisti.

L’amore per Laura
La materia quasi esclusiva del Canzoniere è costituita dall’amore del poeta per una donna, chiamata Laura, incontrata “ il sesto d’aprile” venerdì santo in una chiesa di Avignone nel 1327. E’ un amore perpetuamente inappagato e tormentato. Il poeta è chino su se stesso ad esplorare moti e conflitti interiori, e spesso assapora quasi il piacere di soffrire e di piangere. Gli stati d’animo rappresentati dalla poesia riflettono un continuo oscillare tra poli opposti, senza mai una risoluzione definitiva: ora il poeta tesse intorno alla donna complesse architetture d’immagini, giocando simbolicamente sul nome Laura che si richiama il “lauro” poetico; ora contempla l’immagine della donna, creata dal sogno, dalla fantasia o dalla memoria e si nutre di vane speranze;ora lamenta la sua crudeltà e indifferenza. Questa vicenda ha una svolta alla morte della donna (1348). In tal modo il canzoniere risulta nettamente diviso in due parti “la rime in vita” e le “rime in morte” di Laura. Alla morte della donna amata il mondo sembra improvvisamente scolorire, farsi vuoto e squallido. Ma non per questo la passione si estingue. Nel sogno Laura appare + bella e – altera,+mite e compassionevole verso le sue sofferenze. Ma dopo il lungo vaneggiare il poeta senta il peso del peccato e il desiderio di purificazione. La morte gli appare come un dubbioso passo pieno di insidi e di pericoli perché non sa se dio lo perdonerà (invece in dante questo dissidio non cè ma trova la via della salvezza incontrando dio)

La Figura di Laura
L’immagine complessiva di Laura alla fine del canzoniere resta di una bella donna bionda che si staglia di regola su un ridente sfondo naturale. Compaiono spesso nell’opera notazioni riferite alla sa bellezza fisica ma la sua figura resta oltremodo evanescente in vari particolari su cui il poeta insiste : i capei d’oro, il vago lume, dei begli occhi, il dolce riso,le rose vermiglie delle labbra, la neve del viso, il collo ov’ogni latte perderia sua prova, il bel giovenil petto, le man nianche e sottili, l’angelico seno.

Il “dissidio” petrarchesco
Ciò che caratterizza la spiritualità di Petrarca è un bisogno di assoluto, di eterno ,di un approdo stabile in cui l’animo trovi una pace perfetta. In contrasto con queste aspirazioni fondamentali egli senti con angoscia la labilità di tutte le cose umane. Come attesta l’ultimo verso del sonetto che funge da proemio al libro, in lui è chiara la consapevolezza che quanto piace al mondo è breve sogno. Tutti i piaceri e le gioie che gli uomini inseguono affannosamente impiegando nella ricerca il loro tempo e le loro forze sono illusioni effimere destinate a dissolversi col sopraggiungere della realtà ultima e definitiva la morte. Ma il canzoniere non è la commedia: il viaggio dell’anima non può concludersi, e il dissidio interiore al termine del libro non trova una soluzione. Per usare un’immagine della commedia, mentre Dante scrive la sua opera quando già è uscito “fuori del pelago a la riva” e può voltarsi a guardare ormai al sicuro l”acqua perigliosa”, Petrarca compone il canzoniere quando è ancora immerso nelle acque tempestose.

Lingua e stile del canzoniere
Dante usa un plurilinguismo ovvero mescolava materiali proveniente da campi diversi al fine di potenziare la carica espressiva del suo linguaggio. La rigorosa selezione a cui Petrarca sottopone il reale invece si traduce in una lingua che impiega un numero ristrettissimo di vocaboli;non solo ma il linguaggio petrarchesco è anche rigorosamente uniforme: i pochi termini ammessi sono attinti tra quelli più pani e generici. Petrarca rifiuta ogni parola troppo corposa e precisa, troppo realistica ed espressiva, troppo aulica e rara o troppo pedestre, ed evita ogni scontro violento tra livelli stilistici, ogni stridore di suono e significato per questo si parla di Uniliguismo.

 

Domande:
1 - Cosa caratterizza la spiritualità di Petrarca?
2 - Di cosa parla il Canzoniere e da cosa è costituito?
3 - Cos'ha cercato Petrarca nella religione?
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