Nei panni del mio bullo…

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Nei panni del mio bullo…

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Il bullismo non è uno scherzo da bambini. Il bullismo non è un’invenzione dei giornali per raccontare quello che è il comportamento normale dei più giovani. Il bullismo non è la rabbia repressa di un ragazzino particolare. Il bullismo è la vessazione sistematica di un intero gruppo ai danni di una ragazzina più fragile, più timida, più introversa. Il bullismo è un bambino abbandonato a sé stesso portato all’esasperazione. Il bullismo è il gioco brutto che non dura poco.

 

Noi abbiamo raccolto la storia di una ragazzina che cerca di immaginarsi cosa pensi il “suo” bullo

…suo perché ormai gli atti di bullismo sono parte della quotidianità

…suo perché lei è sola contro tutti

…suo perché continuamente inseguita e schiacciata

 
Ecco cosa ha scritto:

“Secondo me il mio bullo pensa questo:
Io sono Giorgio, ho 13 anni e frequento la terza media. Mi piace giocare ai videogiochi per la maggior parte del mio tempo libero. Al contrario detesto studiare e per questo inizio a prepararmi per il compito in classe solo dal giorno prima.

Nella mia classe c’è una ragazza della mia età. Ci conosciamo da quasi otto anni, perché abbiamo frequentato anche le stesse scuole elementari. Spesso mi diverto a prenderla in giro. Penso che lei non sia in grado di fare nulla, infatti, durante le interrogazioni lei non parla perché non ha studiato.

Prenderla in giro mi diverte, perché reagisce alle mie offese e mi dà attenzione, mi mette in vista e mi fa apparire potente agli occhi degli altri. Per me è facile farla apparire una ragazza strana, dato che quando la provoco, reagisce gridando, piangendo e cercando di darmi un pugno. Così facendo, sembra che sia lei in torto ed io ho l’appoggio dei miei compagni di classe.

Sono sicuro che comportandomi così, molti compagni di classe mi apprezzino, dato che mostro di non avere paura delle conseguenze delle mie azioni. Penso anche che il mio comportamento faccia vedere a tutti che sono forte, perché non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno, soprattutto non da una femmina.

A me piace molto avere il sostegno di tutta la classe, perché posso dimostrare loro che anche io posso farmi valere. Secondo i miei amici offendere questa ragazza è una cosa giusta da fare, neanche a loro sta simpatica. Dicono che sia lei a iniziare a stuzzicarmi e in questo modo sembra sempre che io abbia ragione.

Spero che i miei compagni continuino ad appoggiarmi in ogni situazione, perché secondo me ciò che faccio è giusto e non mi interessa come la faccio sentire quando la offendo.”

 

Lei ha ragione.

Per la maggior parte dei bambini è difficile capire le emozioni degli altri. L’empatia è una capacità che si sviluppa lentamente, che va insegnata ed allenata, che i genitori devono insegnare e gli insegnanti far allenare.

Dobbiamo insegnare rispetto ed empatia.

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