I 500 anni del Ghetto ebraico di Venezia

colosso-dell-appennino-pratolino
I giganti nascosti, tesori nei parchi italiani
18 agosto 2016
latino-banner-quintopiano
Latino: i complementi
31 agosto 2016

I 500 anni del Ghetto ebraico di Venezia

muro-ghetto-di-venezia

La storia

La comunità ebraica è presente a Venezia fin dal 1000; dal XII secolo la maggior parte di loro si stabilì presso l’isola di Spinalonga, che proprio per la grande concentrazione di abitanti Giudei, prese il nome di Giudecca. Dal 1298 venne negato il permesso agli Ebrei di risiedere a Venezia e furono costretti a spostarsi in terraferma. Il 29 marzo 1516, sotto il dogado di Leonardo Loredan, il Senato veneziano decretò che tutti “li giudei debbano abitar
unidi
” in una zona recintata e sorvegliata della città nel sestiere di Cannaregio, chiamata “Getto“. Il nome deriva dalle fonderie presenti in quella zona, intendendo i getti di metallo fuso che servivano per fabbricare i cannoni e rifornire l’Arsenale; gli Ebrei Aschenaziti, originari della Germania, pronunciavano questo nome con la g dura – da cui l’odierno ghetto. Da allora la parola Ghetto, identifica in tutta Europa le aree urbane in cui sono costretti a vivere le comunità ebraiche. Oggi questa parla identifica un luogo di segregazione.

sotoportego-gheto-novo-venezia-ghetto

La comunità ebraica si spostò nella zona del Ghetto Vecchio, dove gli ebrei erano obbligati a ritirarsi la sera e venivano controllati da guardie mentre le vie d’accesso erano sbarrate. Nonostante le limitazioni e i controlli la popolazione aumentò fino a raggiungere i 5000 abitanti creando la necessità di nuovi spazi e nuove soluzioni abitative che caratterizzano anche l’aspetto esteriore del quartiere. Le zone scelte per ospitarli furono quelle limitrofe: il Ghetto Nuovo e il Ghetto Nuovissimo. Con la fine della Repubblica di Venezia nel 1797 agli Ebrei fu concesso di vivere e muoversi liberamente in tutta la città.

Cosa vedere

monumento-vittime-shoah

Il Monumento all’Olocausto (1980) dello scultore lituano Arbit Blatas

Lontano dalla calca e dal rumore degli itinerari del turismo di massa ci immergiamo nel fascino e nella tranquillità del più antico ghetto ebraico del mondo. Arrivando dalla stazione ferroviaria bastano 5 minuti a piedi per raggiungere il Ghetto.

Il quartiere si differenzia dal resto della città lagunare per gli edifici molto alti, fino a 8 piani, e stretti; le costruzioni si sono sviluppate in altezza per accogliere tutta la comunità ebraica. La densità di popolazione era tra le più alte di Venezia e ancora oggi possiamo ammirare ben tre vere da pozzo a distanza ravvicinata proprio per soddisfare tutta la popolazione.

Subito sulla sinistra possiamo trovare una lastra che elenca le punizioni riservate agli ebrei che, nonostante la conversione al cristianesimo, continuarono a praticare riti giudaici. Presso il campo del Ghetto Nuovo, cuore della comunità israelitica, troviamo il Monumento all’Olocausto (1980) dello scultore lituano Arbit Blatas a memoria delle vittime dell’Olocausto, l’opera è formata da 7 formelle o bassorilievi in bronzo che troviamo anche in Francia, Lituania e negli Stati Uniti.

Le Sinagoghe

Nascoste e difficilmente riconoscibili dietro le facciate poco appariscenti, troviamo le 5 sinagoghe ebraiche; queste sono le meglio conservate del Medioevo e sono una testimonianza unica della storia ebrea. Nel 1719 vennero edificate 9 sinagoghe, chiamate Scole, oggi ne restano appunto 5 che furono costruite sopra le normali abitazioni poiché, secondo l’insegnamento del Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo, i luoghi di preghiera devono elevarsi sulla città e sono riconoscibili dall’esterno solamente contando le finestre: tutte le sinagoghe di Venezia hanno cinque ampie finestre atte ad accogliere la luce, simbolo della vita e di Dio.

Percorrendo la via delle Fondamenta di Cannaregio incontriamo la Scola Spagnola: edificata nella seconda metà del ‘500 per volontà degli ebrei spagnoli fuggiti dalla penisola iberica è l’unica rimasta sempre aperta, tranne che ghetto_veneziadal ‘43 al ’45, il suo ingresso è rappresentato da un massiccio portone di legno e all’interno lo stile predominate è quello barocco. Frequentata inizialmente dalla sola Comunità Spagnola, la “scola” è oggi il ritrovo principale di tutti gli ebrei veneziani di cui si contano solo qualche centinaia tra ashkenaziti e sefarditi.

Poco distante incontriamo la Scola Levantina, risalente al ‘500 ed eretta dalla comunità degli ebrei Orientali. La Scola Levantina appare diversa dalle altre sinagoghe che si sono mimetizzate nel tessuto cittadino: la sua facciata è completamente indipendente dalla case limitrofe, ed è composta da tre ordini di finestre diverse per forma e dimensione. Una caratteristica delle sinagoghe veneziane, è lo sporgere da una facciata un’edicola poligonale con tetto a conchiglia.

Attraversando un ponte si entra nel Ghetto Vecchio dove nei piani superiori delle case si nascondono le tre sinagoghe più antiche di Venezia: la Scola Italiana caratterizzata da una piccola cupola barocca; la Scola Ganton nome che la tradizione lega alla sua ubicazione in un angolo del Campo del Ghetto (dal veneziano Canton, angolo), e per finire la Scola Tedesca che è la più antica e ospita al suo intero il museo ebraico. All’interno della Scola Tedesca  è possibile prenotare le visite guidate alle sinagoghe e al Cimitero Israelitico situato fuori dalla città, nell’isola del Lido vicino a San Nicolò.

Da provare

Oggi il Campo del Ghetto Nuovo appare poco frequentato ed è tra gli spazi aperti più tranquilli della città. Abbandonati i commerci, le botteghe artigiane e i banchi dei pegni ora è il turismo la fonte di maggior introito per questa parte delle città, anche perché il numero dei residenti supera a mala pena il centinaio.

La cucina ebraica è particolare non solo per i suoi ingredienti, ma anche per le tecniche di preparazione. La parola ebraica Kosher significa che il cibo è stato preparato rispettando la legge, le regole della Bibbia- la Torà; la cucina Kosher è quindi frutto dell’insieme di regole religiose che governano la nutrizione degli Ebrei osservanti. Nel Ghetto avrete modo di assaggiare piatti della tradizione rigorosamente approvati dal Rabbino e per assaggiare qualche dolce tipico, non potete perdervi una dei forni più vecchi di Venezia dove troverete le Azzime Dolci, dei biscotti a forma di ciambellina non lievitati; le Impade ripiene di pasta di mandorla; le orecchiette di Amman con un cuore di marmellata e Bisce con tipica forma si esse.

La quiete e la magia di questo angolo di Venezia, quasi sospeso nel tempo e nello spazio, invita a fermarsi, a sedersi su una panchina ed aprire un libro…

Vi consigliamo di leggere “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare, ma in due versioni nuove e più facili anche per i più piccoli a fumetti:

Il mercante di Venezia di William Shakespeare. Tosi Laura, Lapis Illustrazioni di Guicciardini D.
Roma, 2015;

Il mercante di Venezia. Sogno di una notte di mezza estate.
di Leon Garfield, William Shakespeare;

Storia del ghetto di Venezia di Riccardo Calimani, per rivivere la vita quotidiana, i costumi e le cerimonie della comunità ebraica.

Continuando a navigare su questo sito accetti l'utilizzo dei Cookie. Leggi i dettagli

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Chiudi